Rientriamo. La sera si fa fresca, la luna quasi piena sta allagando il terrazzo. La mente segue i suoi coriandoli, gettati qua e là dal vento di un filo di malinconia. Le stagioni che cambiano mi hanno sempre prodotto questa sensazione di leggera inquietudine: da qualche tempo le sorprese mi spaventano un po'!
Forse quel gesto tenero che oggi mi ha sfiorato il cuore ha scavato dolcemente nei ricordi.
Con la perenne introspezione, figlia di chi ha trascorso molto tempo con se stesso, ho imparato a captare anche le sfumature di chi mi circonda. Forse la scelta del mio lavoro deriva anche da questo.
TENEREZZA del MATTINO
Milano alle otto del mattino la domenica è piuttosto solitaria: se vuoi ti puoi godere questa città incosciente.
Il cigolio di una bicicletta, il lieve fruscio dei pedali pigiati piano, quasi con fatica..... ha il volto segnato da mille rughe, ma l'espressione degli occhi è quella di un bambino. Si ferma, fruga nella tasca della camicia, ti aspetti il solito cellulare, o la sigaretta. Scricchiola una carta, un gesto delicato porta alla bocca una caramella, di quelle tonde, alla frutta, quelle che mangiano i bimbi. Sorride soddisfatto a se stesso, succhia quel dolce come fosse una delizia speciale. Rprende a pedalare, piano, ci scorge. Si ferma "ne vuole?" dice porgendomi il piccolo involto rosso e giallo. "sono buone sa". Sarò stupida, ma mi è salito un groppo in gola.
Il tuo sorriso 
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei. (Pablo Neruda)
Poeta senza voce
Marcel Mangel è morto nella sua casa di Parigi. Forse così non vi suggerisce nulla, ma se vi dico Marcel Marceau forse è più facile. Se ne va con lui Bip, il fragile Pierrot dalla faccia lunare che ha fatto sorridere, con la sua candida comicità, gli spettatori di tutto il mondo. Se ne va con lui il silenzio. Se ne va un artista il cui mestiere - in un’epoca di talk show e di opinionisti - era quello di “non parlare” (fonte radio Franceinfo).
Roberto mi portò ad un suo spettacolo, a Parigi: non era più il giovane ebreo sfuggito alle persecuzioni naziste, del quale avevo letto con orrore la storia, ma lo spirito indomito si vedeva ancora lampeggiare dietro la maschera bianchissima di scena. Ho sempre pensato che solo chi ha conosciuto il vero significato del dolore potesse diventare un grande clown. Lui era molto di più. Lo conobbi personalmente in quell'occasione e non riuscii mai a dimenticare quel sorriso pieno di malinconie dolcissime.
E per dirgli grazie di quei momenti speciali, dedico al grande Marcel le parole di un altro grande , Roberto Vecchioni:
"ed arrivai mezzo truccato che già calavano la scena al primo atto e in piena luce, l'avevan tutto sbottonato tutto gli avevano levato tranne la maschera e la voce, e mi guardava e sorrideva e mi guardava e mi diceva continua tu che tanto è un gioco. che sia una farsa o una tragedia meglio che stare su una sedia per dopo battere le mani, fa' la mia parte e li vedrai son lì che non protestan mai è troppo comodo quel posto e si accontentano di questo, tre passi avanti, due a sinistra, rimani sempre bene in vista e non guardarli mai negli occhi dì solo cose che san già. che sia Romeo o Pulcinella la fin del viaggio resta quella, ringrazia sempre, sei un artista, questa è la loro verità........." (Teatro, da il Re non di diverte, 1973)

LETTERA AD UN'AMICA
Che strana sensazione scrivere ad una persona che non hai mai incontrato, ma che ti sembra di aver lì, davanti a te, ogni volta che il cuore, lasciato libero di scorribande, si avventura ad immaginarla.
Eppure questa sera vorrei che per incanto la mia mente e la tua si avvicinassero, nonostante la distanza che ci separa, su quella stella laggiù, la vedi vero? quella con tante punte, la più brillante di tutte..... ecco, sì proprio quella!

Io, mamma mancata per beffa della vita, parlo con te, mamma stupenda di una figlia rara. Avrei amato più di ogni cosa al mondo poter vedere gli occhi sgranati di un fagottino incuriosito, stringerlo piano per non fargli male e sentire il tepore delle sue braccine. Vederlo crescere, farmi stravolgere dall'ansia alla sua prima uscita, gioire per ogni sua piccola vittoria, sentirmi il cuore in gola ad ogni sua sconfitta. Sorridere anche quando ti mancano le forze per farlo, solo per dargli il coraggio smarrito sulla strada in salita. E sentirmi dire "coraggio mamma, sono qua io" quando la strada in salita era la mia.
Come sarebbe la mia vita ora se avessi vissuto tutto questo? diversa, certo sì, E allora ti chiedo di farmi un grande regalo. tu che puoi, fallo anche per me. Continua a scrivere questa preziosa favola, che ha fatto crescere e fiorire in lei tutto di te. Lo so, lo so che a volte è fatica pura, che si vorrebbe fermarsi e non lottare. Ma non è giusto, chi ci ama si aspetta che noi siamo indistruttibili, che la magia del loro amore non possa mai fallire.
Sapessi quante volte avrei voluto mollare tutto e "piantargliela lì come fosse un gioco questa vita che è niente, ma non è poco". Quante volte l'idea di insabbiarmi come uno struzzo nella sabbia del mio letto mi ha tentato. Ma quando stavo per cedere sentivo dentro un'onda anomala di grande caldo, profumata e leggera ma potente. L'amore delle persone care mi stava avvolgendo e mi spingeva su, su e il buio piano piano si riempiva di colori. Sì, proprio come l'arcobaleno dopo la pioggia 
Ci incontreremo, molto presto credo, e potrò abbracciarti e dirti "grazie, quella figlia stupenda che hai, sarebbe stata il mio sogno realizzato. Grazie perchè conoscerla è stato come riempire un po' del vuoto che non può essere colmato con nulla." e sarà come non esserci mai allontanate!
La rivincita della matita 
C'era una volta un lapis, sottile, nero dentro con la buccia gialla e un buffo gommino sulla testa. La sua punta se premuta troppo si spezzava, sempre nel momento sbagliato, quando stavi prendendo appunti velocemente ad una conferenza, costringendoti a calcare ancora di più per poter continuare a scrivere con l'avanzo della mina. Il gommino poi non serviva a nulla: se tentavi di cancellare qualcosa il foglio diventava tutto nero, perchè dispettoso si tirava dietro la grafite, come se volesse sputtanarti del tutto. 
Se ti ostinavi a scrivere con la matita, i sapientoni e i sacri testi dicevano che avevi dei problemi. Che la tua insicurezza si palesava con l'uso dello strumento cancellabile (già, ripeto, provaci!) che eri inaffidabile, perchè così dimostravi la volontà recondita di dire e negare subito dopo.... Insomma Freud veniva scomodato ogni volta che brandivi una innocua matita.
Ma io testarda come sempre, la mia matita non l'ho mai mollata. Al massimo l'ho sostituita con quel bel tronchetto rosso e blu, che faceva tanto Maestrina dalla Penna rossa, ma aveva l'unico scopo di evidenziare i passi scelti.
E venne il giorno della riscossa. 
Una società satolla, si sa, cerca nuove emozioni. E cosa c'è di meglio che il rischio di una punta che schizza - novella freccia avvelenata - sul vicino che prende appunti col registratore?
Quel giorno in cui Lina Sotis, dall'alto della sua maestria nel bon ton, sancì il ritorno del lapis come strumento di scrittura "in" nella Milano bene, tutte le matite gridarono in coro il loro Vittoria! Così forte, ma così forte che saltarono tutti i tappini delle Bic, inondando di un mare blu intenso i taschini di mezzo mondo.
E la sottoscritta, imperterrita, ora di lapis in borsetta ne ha due: unica concessione la mina retrattile!
Lettera ad un Amico 
Caro Leo, tu sai che io sono un animaletto molto fortunato, perchè dopo anni di botte, galera e maltrattamenti, ho trovato una famiglia. Già Laura e Roberto per me sono come fratelli. A volte sono inspportabili: per esempio quando pretendono che io scenda dal mio divano preferito, perchè arrivano gli amici. Oppure quando vogliono che esca dall'acqua, come questa estate che dopo solo tre ore di bagnetto insistevano a voler andare a casa. Comunque io li amo molto, e glielo dimostro come posso. Volevo invitarti a Milano, quando verrà anche la tua sorellina di zampa. Ti farei assaggiare una specialità della casa: un pesce fantastico. Come dici? che non ti piace? beh, cosa vuol dire, nemmeno io sono un gatto.... ops scusa! allora una zuppa di cozze? nemmeno!!! cercherò di farti avere una costata, ma non garantisco. Comunque poi mi devi aiutare a lavare i piatti. Io quando posso - per far capire a Laura che le voglio bene - salto sul tavolo, sono piccolo ma molto agile - e slappo i piatti che trovo. Però non ho capito se le fa piacere. Sì, sì ridono contenti, poi però li mettono in lavastoviglie.... forse devo perfezionare qualcosa. Allora ti aspetto, intanto uno scodinzolo te lo mando volentieri. Tuo Spotty 
Buona notte! 