Riporto questo articolo dell'amico Gianantonio Stella, apparso sul Corriere della Sera e che ci fa un quadro di una delle tante macchie che costellano i nostri "rappresentanti" al governo.
Ma perché non vanno in vacanza sotto un ombrellone a Torvaianica? È questo che ti domandi, davanti al caso di Gianfranco Fini, beccato da Legambiente mentre faceva il bagno, in tuta subacquea, nelle acque proibite di Giannutri dove era stato portato addirittura da una barca dei vigili del fuoco.
Ricordate cosa aveva dichiarato il suo portavoce Fabrizio Alfano dopo le polemiche sollevate dagli stessi pompieri, i quali avevano denunciato che «al fine di garantire a Fini una costante assistenza nel corso delle sue escursioni in mare, il ministero ha autorizzato 180 ore di straordinario al personale sommozzatore», straordinario negato per la bonifica di una bomba nel comune di Grosseto?
«Il presidente della Camera non ha mai richiesto alcun tipo di assistenza nel corso delle proprie eventuali immersioni subacquee. Le misure di sicurezza sono state adottate autonomamente dalla Questura di Grosseto e dal dipartimento dei Vigili del Fuoco». Insomma: che c'entrava, lui?
Ciò detto, ogni italiano era autorizzato a pensare che, dato il tono seccatissimo della precisazione, il leader di quella destra un tempo scatenata contro i privilegi castali avrebbe rinunciatO sdegnosamente al regalino. Macché: si è rassegnato a tutto. Alle misure di sicurezza, ai gorillapalombari, alla barca messa a disposizione dai VVFF per lui e la sua compagna.
Uguale identico al suo predecessore Fausto Bertinotti.
Il quale, punzecchiato per essere andato coi voli blu perfino a una festa privata a Parigi e in vacanza in Normandia, mandò una lettera spiegando (prima che si scoprisse che Franco Marini, presidente del Senato, era andato a trovare il figlio a Edimburgo con un volo low cost) che «in ragione della carica rivestita e dei rischi a essa connessi», il dipartimento di Pubblica sicurezza lo obbligava a quelle misure di protezione sottolineando anzi che «non sono revocabili».
E prima di loro la stessa scusa era stata invocata, via via che venivano beccati, da tanti altri. Uno su tutti? Oliviero Diliberto.
Che da ministro della Giustizia era andato in vacanza con la moglie alle Seychelles, portandosi dietro all'hotel Plantation Club, a spese dello stato, due uomini di scorta: «Non potevo fare diversamente». Al ritorno Giampaolo Pansa lo fece a pezzi: «La scorta deve seguirti ovunque? Vai in vacanza a Sabaudia».
Appunto. Viste le polemiche sulle vacanze alle Maldive di Franco Frattini durante la crisi in Georgia, di Roberto Castelli nel villaggio-vacanze accanto alla colonia penale di Is Arenas a 19,37 euro per ogni matrimoniale, di Maurizio Gasparri a Marettimo con prelievo per due ferragosti consecutivi da parte di un elicottero blu per giretti vari che gli avversari bollarono come elettorali, di Bertinotti in Normandia e di Fini a Giannutri, perché finché fanno i ministri non se ne stanno a Sabaudia o Torvaianica?